Asia Manufacturing Index: La Nuova Mappa della Produzione Globale

Il panorama manifatturiero asiatico non è più una semplice questione di “dove costa meno la manodopera”. Secondo l’ultimo Asia Manufacturing Index pubblicato da Dezan Shira & Associates, siamo entrati in una fase di maturità complessa, dove le decisioni di investimento sono guidate da un mix sofisticato di infrastrutture, stabilità politica, accordi commerciali e capacità tecnologica.

Ecco un’analisi di come si sta ridisegnando la mappa della produzione in Asia e quali sono i paesi da tenere d’occhio per una strategia di diversificazione efficace.

1. La Cina: Da “Fabbrica del Mondo” a Hub di Innovazione

Nonostante la narrazione prevalente sul “de-coupling”, l’indice conferma che la Cina rimane insostituibile per determinati settori. Non è più la destinazione per la produzione a basso costo, ma si è trasformata in un hub manifatturiero avanzato.

  • Punti di forza: Infrastrutture logistiche senza eguali, catene di fornitura profonde e un mercato interno immenso.
  • Il verdetto: La Cina resta la scelta numero uno per prodotti ad alta complessità tecnologica e per chi vuole vendere direttamente al mercato cinese.
2. Le “Rising Stars”: Vietnam e India

Sono i veri protagonisti della strategia “China Plus One”.

  • Vietnam: Si conferma la prima scelta per l’assemblaggio elettronico e il tessile. Grazie alla sua vicinanza geografica con la Cina e agli accordi di libero scambio (come l’EVFTA con l’Europa), offre un transito merci fluido e agevolazioni fiscali competitive.
  • India: Con la sua scala massiccia e l’iniziativa “Make in India”, sta attirando giganti globali (Apple in testa). L’indice evidenzia come l’India stia migliorando le infrastrutture, pur rimanendo un mercato complesso a livello burocratico. È la scommessa sul lungo termine per chi cerca volumi enormi.
3. I Mercati Emergenti e di Nicchia (Tier 2 & 3)

L’indice mette in luce opportunità interessanti in paesi spesso trascurati ma strategici per specifici settori:

  • Indonesia: Una potenza per le risorse naturali e la lavorazione delle materie prime (es. nichel per le batterie EV). Ideale per l’industria pesante e automotive.
  • Thailandia e Malesia: Mercati maturi con manodopera qualificata. Eccellono nell’automotive (Thailandia) e nell’elettronica di precisione/semiconduttori (Malesia).
  • Bangladesh e Cambogia: Rimangono le roccaforti per la produzione “labor-intensive” (tessile e abbigliamento) dove il costo del lavoro è ancora il driver principale.
Cosa valutare oggi? I 3 Fattori Chiave

L’analisi di Dezan Shira suggerisce di abbandonare la ricerca del solo risparmio sui costi e di valutare tre pilastri:

  1. Resilienza della Supply Chain: Quanto è facile importare materie prime e componentistica in quel paese?
  2. Accordi di Libero Scambio (FTA): Il paese fa parte del RCEP? Ha accordi con l’UE o gli USA? Questo incide sui dazi finali più del costo del lavoro.
  3. Scalabilità della Forza Lavoro: C’è abbastanza talento tecnico per sostenere una crescita della produzione nei prossimi 5-10 anni?
Conclusione: La diversificazione è la nuova normalità

L’Asia Manufacturing Index lancia un messaggio chiaro: non esiste un “nuovo singolo vincitore” che sostituirà la Cina. Il futuro è la regionalizzazione.

Le aziende vincenti saranno quelle capaci di orchestrare una supply chain diffusa: R&D e produzione complessa in Cina o a Singapore, assemblaggio di volume in Vietnam o India, e sourcing di materie prime in Indonesia.